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Energia: l’Europa indipendente?

L’energia rappresenta uno degli elementi più importanti nel rapporto fra Russia ed Unione europea e lo sviluppo delle energie rinnovabili è uno degli obiettivi più importanti dell’Unione europea per rendersi indipendente dall'importazione di energia proveniente dalla Russia.

Olga Dubrovina

L’energia rappresenta uno degli elementi più importanti nel rapporto fra Russia ed Unione europea. Questo rapporto è caratterizzato dalla mutua dipendenza dell’offerta, della domanda, degli investimenti e del know-how. L’Unione europea è il più grande consumatore di prodotti energetici russi: il 63% delle sue esportazioni di petrolio e il 65% delle sue esportazioni di gas sono destinate all’Unione europea. Dopo lo scandalo energetico dell’inizio del 2006 fra Russia e Ucraina e un altro del 2007 fra Russia e Bielorussia, quando i Paesi membri dell’Unione europea hanno perso una quantità notevole del gas proveniente dalla Russia, quest’ultima ha perso un certo credito di affidabilità. Questa crisi energetica ha fatto sì che l’Unione europea ricercasse vie alternative di approvvigionamento energetico.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili è uno degli obiettivi più importanti dell’Unione europea per rendersi indipendente dall'importazione di energia proveniente dalla Russia. In primis si tratta dello sviluppo tecnologico e scientifico dell’energia eolica che viene prodotta dalle turbine. L’uso dell’energia del vento riguarda non solo la questione dell'indipendenza europea, ma anche la sicurezza ecologica visto che la sua produzione non implica l’emissione di gas effetto serra. Per adesso la produzione dell’elettricità nei paesi dell’Unione europea assicura il 3,3% del consumo totale dell’elettricità nell’Unione europea.

La produzione di biocarburanti è un altro elemento chiave del progetto europeo sullo sviluppo delle energie rinnovabili. L’uso dei biocarburanti potrebbe non solo ridurre del 70% le emissioni di gas serra del trasporto privato, ma anche apportare una nuova spinta produttiva e occupazionale nel settore agricolo europeo creando una domanda per fini energetici dei prodotti agricoli. Il biodiesel viene ottenuto dagli oli vegetali di soia, di colza e di girasole. Oggi la produzione di diesel è in costante aumento. Secondo le previsioni dell’Unione europea il biodiesel coprirà il 20% delle vendite totali di carburante.

L’Unione europea presta un’attenzione particolare anche allo sviluppo tecnologico nel settore della produzione dell’energia solare. Di conseguenza l’Unione europea finanzia le ricerche e le sperimentazioni per estendere su scala europea l’applicazione delle tecnologie a energia solare. Pertanto, la Commissione europea prevede che l’energia solare rappresenterà una parte del 20% delle energie rinnovabili che dovranno apportare il 20% dell’uso totale dell’energia europea nel 2020 e il 50% nel 2040.

Oltre alle ricerche scientifiche che riguardano le energie ecologiche l’Unione europea sviluppa diversi progetti internazionali sulla costruzione dei gasdotti alternativi a quelli russi. Uno dei più importanti è il progetto “Nabucco” che dovrebbe assicurare l’accesso alle risorse di gas turkmeno, kazakho, uzbeko e iraniano aggirando la Russia. La costruzione del gasodotto avrà inizio nel 2010. I suoi 3300 km passeranno attraverso i territori della Turchia, Romania, Ungheria, Bulgaria e Austria e porteranno il 7% del gas totaleconsumato nell’Unione europea.

La seconda alternativa per l’Europa potrebbe essere il gasdotto proveniente dall’Algeria che rappresenta il terzo fornitore di gas naturale dopo la Russia e la Norvegia. Il gasdotto Galsi, i cui lavori comincerebbero nel 2008, dovrebbe alimentare l’Italia passando per la Sardegna. La Galsi sarebbe messa in esercizio nel 2012. Invece, la costruzione del gasdotto Medgaz fra l’Algeria e la Spagna è già cominciata due mesi fa, il 7 marzo. La fine dei lavori è prevista nel luglio 2009. Anche la Polonia è in attiva ricerca di possibilità per evitare i contatti diretti con il suo concorrente russo. Insieme all’Ucraina, Azerbaijan, Georgia e Kazakistan la Polonia ha pensato al suo progetto con cui si sarebbe dovuto trasportare il greggio azero e kazako da Odessa a Danzica, sempre aggirando la Russia. Per adesso tutti i tentativi di realizzare questo progetto non sono andati a buon fine.

Nello stesso quadro delle ricerche di indipendenza energetica vengono inseriti i programmi che riguardano lo sviluppo dell'energia nucleare. L’energia nucleare potrebbe essere una valida risposta ai giochi energetici internazionali. Però, visto che gli Stati membri dell’Unione europea non hanno elaborato una linea comune su questa questione, l’uso della energia nucleare rimane una scelta nazionale. A parte il costo elevato iniziale e la redditività a lungo termine esistono una serie di problemi legati alla sicurezza del consumo di questo tipo di energia e all’opinione pubblica spesso contraria alla costruzione di centrali nucleari.

Allo stato attuale dei rapporti fra la Russia e l’Unione europea quest’ultima cerca sempre di più i mezzi alternativi all’approvvigionamento energetico proveniente dalla Russia. Oltre ai problemi di tipo finanziario ed economico gli Stati europei devono anche affrontare il fatto che le economie nazionali tendono ancora a seguire le proprie politiche dettate dagli interessi individuali. Ricordiamo che fino ad oggi non è stato stipulato un nuovo contratto di cooperazione fra la Russia e l’Unione europea per diversi motivi politici ed economici. Le istituzioni europee, soprattutto la Commissione, cercano di superare il disaccordo fra i paesi europei ma ci vuole tempo e buona volontà da tutte le parti in causa.

 

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