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Cittadini europei – Do we speak multicultural?

Cosa implica appartenere all’Unione europea e quindi essere cittadino con una doppia nazionalità? Molto spesso significa trovarsi in un paese a comunicare in una lingua diversa dalla propria – a volte anche diversa da quella del posto – con qualcuno di un’altra nazionalità, e quindi con un’altra cultura. È proprio in questo contesto di interscambio e di confronto tra persone, culture e lingue che è possibile instaurare un vero e proprio dialogo interculturale, in cui siamo noi, i cittadini europei, i veri protagonisti.

Laura Pipponzi


Cosa implica appartenere all’Unione europea e quindi essere cittadino con una doppia nazionalità? Molto spesso significa trovarsi in un paese a comunicare in una lingua diversa dalla propria – a volte anche diversa da quella del posto – con qualcuno di un’altra nazionalità, e quindi con un’altra cultura.

È proprio in questo contesto di interscambio e di confronto tra persone, culture e lingue che è possibile instaurare un vero e proprio dialogo interculturale, in cui siamo noi, i cittadini europei, i veri protagonisti.

Ma come succede in qualsiasi processo di comunicazione, anche nel dialogo europeo si avverte la necessità di un filtro per garantire che il messaggio, nella sua “metamorfosi” da una lingua all’altra, venga interpretato correttamente dal destinatario.

A tal fine gli europei si impegnano e molto spesso interagiscono utilizzando i mezzi più stravaganti: dall’utilizzo dei gesti, di cui come italiani deteniamo il primato in Europa, si può passare alla traduzione letterale del messaggio dalla propria lingua a quella del destinatario; in altre occasioni si tende a “trasformare” le parole avvicinandole alla struttura fonetica della lingua di riferimento (in Italia è tipico aggiungere una -s per parlare spagnolo) della quale spesso non si ha una buona conoscenza.

Si tratta di “strategie di traduzione” che possono creare delle strane situazioni, tra cui molti malintesi ed incomprensioni.

La reazione degli europei dinanzi a questi misunderstanding nella conversazione si esprime ancora una volta attraverso le lingue.

In altre parole ciò che a noi italiani può sembrare arabo, per spagnoli, francesi e greci sarebbe cinese. Se un inglese ascolta qualcosa di incomprensibile, per lui sarebbe invece greco. E infine il tedesco concluderebbe che tutto questo dialogo incomprensibile è spagnolo.

Il dialogo interculturale è affascinante proprio perché genera una comunicazione dinamica e colorata che implica flessibilità ed ascolto; non si può essere troppo “precisini” alla ricerca del pelo nell’uovo; anche perché gli spagnoli risponderebbero “contando i ceci” el cuentagarbanzos, mentre i tedeschi “contando i piselli” erbsenzähler. Terribile? Piuttosto io direi c’est terrible, che in francese non significa qualcosa di cui aver paura, ma esattamente il contrario: qualcosa di favoloso.

Quindi vi chiedo: “Do we speak multicultural?”. Bhè, almeno ci proviamo.

http://www.interculturaldialogue2008.eu

 

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