Il futuro sarà nostro (ed europeo)?
“All’inizio del ventunesimo secolo la civiltà europea, la civiltà del Vecchio Continente, sembrava aver esaurito le sue potenzialità e pareva apprestarsi a un “infelice pensionamento”. L’assenza di crescita demografica e l’invecchiamento inarrestabile della società sommati alla forte concorrenza delle nuove potenze asiatiche avrebbe quasi sicuramente portato al declino economico e culturale dell’Europa. Tuttavia l’operato dell’Unione Europea assicurò un futuro sicuro ai giovani europei.”
Ludovica Lugli
Questo è ciò che vorremmo leggere sui libri di storia del futuro; la nostra speranza è che la crescita sostenibile progettata dai burocrati di Bruxelles e Strasburgo funzioni, e ci permetta di restare al passo con i tempi di questo secolo appena iniziato. Ma cosa sappiamo di chi sta lavorando per noi? Cosa sappiamo dei programmi dell’Unione Europea per il nostro futuro? Secondo ciò che dice il bilancio dell’Unione per il 2007, il 43% dei 126,5 miliardi di euro stanziati quest’anno dall’Unione per applicare le politiche europee è stato destinato ai progetti di crescita sostenibile. Il loro scopo è quello di favorire la competitività e l’occupazione a livello regionale, permettere l’accessibilità a un programma di formazione continua per un’economia basata sulla conoscenza, e promuovere il risparmio energetico e lo sviluppo delle tecnologie per la produzione di energia rinnovabile.
Nel particolare, 261 milioni di euro sono stati messi a disposizione per dare la possibilità a giovani ricercatori di approfondire 250 idee da loro stessi proposte, e 450 milioni sono stati investiti per ampliare la loro formazione, aumentare le loro prospettive di carriera, e promuovere l’interazione tra università e industrie. Le borse di studio per questi ragazzi, denominate “Marie Curie”, offrono le possibilità di partecipare a stage all’interno di istituti di ricerca o industrie, e consentono di offrire aiuti economici alle strutture delle regioni svantaggiate affinché una volta terminato il soggiorno all’estero, i “borsisti” possano continuare le loro ricerche nel paese natale.
Altri fondi, 824 milioni di euro, sono stati destinati al programma di formazione continua che comprende il progetto Erasmus, che permette a oltre 175.000 studenti universitari di trascorrere un periodo di studio all’estero, corsi di formazione professionale per 41.000 giovani, e piani di mobilità per circa 1400 insegnanti di corsi per adulti.
Certamente vorremmo che esistessero piu' progetti anche per i ragazzi più giovani, per le scuole superiori dove gli studenti faticano a scegliere gli indirizzi non sapendo su quali basi investire il loro futuro, ma è difficile parlare di queste realtà a livello europeo. Ed è proprio per questo motivo che tutti noi ragazzi dovremmo cercare di capire come funzionano le istituzioni europee e trovare un modo per far sentire la nostra voce. In ogni caso ci sono persone che comprendono i bisogni delle nuove generazioni europee. Generazioni che dovrebbero conservare la speranza ma al tempo stesso essere consapevoli di doversi impegnare e lottare per seguire le orme dei loro padri. Prendendo in prestito le celebri parole che J.F. Kennedy disse parlando al suo paese e rielaborandole un po’, noi giovani dovremmo forse chiederci non tanto quello che l’Europa può fare per noi, ma quello che noi possiamo fare per l’Europa. Perché l’Europa siamo noi.

