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EDITORIALE 3 - Comunicare l'Europa in Italia oggi

Nel dicembre 2007, con l'adozione del trattato di Lisbona, si è finalmente giunti a un nuovo punto di partenza nel processo di riforma delle istituzioni dell'Unione dopo la battuta d'arresto del no ai referendum francese e olandese sulla Costituzione europea.

Clara Albani
Direttrice Ufficio di informazione per l'Italia
Parlamento europeo



Mentre procede l'iter di ratifica del Trattato, e avvicinandosi le elezioni del Parlamento europeo nel giugno 2009, è forse opportuno interrogarsi su cosa significhi, oggi, fare comunicazione pubblica per le istituzioni europee, in particolare per il Parlamento europeo, presente in Italia con gli uffici di informazione di Roma e di Milano (www.europarl.it).

L'enfasi sull'oggi è determinante in queste riflessioni: per molto tempo infatti le istituzioni europee sono state vissute, in Italia, come il vincolo esterno che avrebbe innescato circoli virtuosi nell'economia e nelle istituzioni italiane. È innegabile che l'appartenenza dell'Italia alla CEE e poi all'UE ha rappresentato dapprima un positivo ancoraggio al campo delle democrazie occidentali ad economia aperta, poi un formidabile sprone al risanamento della finanza pubblica; tuttavia è anche probabile che proprio questa persistente visione dell'UE come vincolo, e per di più come vincolo esterno alla nostra compagine sociale, sia tra i motivi per quali i cittadini italiani percepiscono le istituzioni europee come una costruzione onerosa e distante (anche se gli stessi cittadini, stando ai sondaggi, continuano a nutrire un sincero seppure calante europeismo "spontaneo").

Serve quindi una comunicazione istituzionale che rovesci questa percezione, trasformando le istituzioni dell'UE da "vincolo", per quanto virtuoso, a "opportunità"; ma un'opportunità intesa non in senso meramente materiale, come fonte di finanziamenti, bensì come quello che l'Unione è e soprattutto sarà ancora di più dopo l'entrata in vigore del nuovo Trattato: una grande opportunità, creata da un'unione di popoli, alla quale si partecipa con l'esercizio maturo della cittadinanza.

Per fare ciò occorre che le istituzioni dell'UE, il Parlamento per primo, non vengano presentate solo come una tappa imperfetta verso la realizzazione di un futuro (e lontano) assetto pienamente federalista, bensì come uno dei livelli di governo sui quali già oggi i cittadini italiani, come e insieme a quelli francesi, lituani, maltesi, possono influire con il voto e soprattutto con una costante azione di controllo, di critica e di proposta, sulle materie oggetto di legislazione comunitaria che sono sempre più vicine alla vita quotidiana dei cittadini e delle imprese.

Ecco perché nel lavoro del nostro Ufficio insistiamo, oltre che sulla comunicazione dall'istituzione verso i cittadini, anche sul flusso in direzione contraria, cioè sui canali di accesso del cittadino verso l'istituzione: pubblicità dei lavori parlamentari, accesso multilingue ai documenti, diritto di petizione e (dopo Lisbona) il diritto di presentare proposte di legge europee di iniziativa popolare.

Perché una comunicazione istituzionale di questo tipo incontri l'interesse dei cittadini, occorre dissipare due equivoci: il primo è che la comunicazione pubblica delle istituzioni europee miri necessariamente a rendere i cittadini più europeisti. Da quanto sopra esposto si sarà capito che l'obiettivo deve essere invece rendere gli europei meglio informati, più critici e quindi cittadini più attivi.

Il secondo equivoco consiste nell'illudersi che la comunicazione di un'istituzione altamente politicizzata, com'è per natura un parlamento (e lo è, ebbene sì, anche quello europeo) possa essere, oltre che imparziale, anche del tutto apolitica, nel senso di vuota di contenuti politici. La "scommessa" del nostro Ufficio consiste invece proprio nel riuscire a comunicare in modo rigorosamente imparziale un contenuto, cioè l'attività del Parlamento europeo, che per natura può essere altamente controverso: ricordatei lo scontro sulla libera circolazione dei prestatori di servizi, prevista dalla direttiva Bolkestein?

L'Aula di Strasburgo è il teatro di un confronto, a volte anche molto aspro, tra visioni divergenti della società europea e del suo ruolo nel mondo. Il fatto che attraverso questo confronto, condotto in modo trasparente e accessibile, il Parlamento arrivi, a volte faticosamente, a una sintesi nella quale si riconoscono i rappresentanti di quasi 500 milioni di cittadini di 27 stati, non toglie nulla al potenziale di controversia politica dei temi trattati, ma dice molto sul carattere unico di questo prezioso esperimento di democrazia su scala continentale.
 

i Per chi non lo ricordasse, cf. http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+IM-PRESS+20060418STO07420+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

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